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Europa e pensioni, una sfida nella sfida
Sabato 19 Giugno 2010 08:55 Bookmark and Share

Il recente rapporto sullo stato delle finanze nei paesi UE ci fornisce molti dati e qualche simulazione su quello che sarà per l'Europa il prossimo futuro in materia di spese per invecchiamento (i sistemi pensionistici). La sostenibilità dei sistemi previdenziali è uno dei cardini fondamentali della sostenibilità finanziaria complessiva di un paese, in quanto il peso sul debito di questa voce è, come dimostra il documento, sensibile. La crisi economica e finanziaria degli ultimi anni ha messo in luce un peggioramento generale dei conti pubblici, e le ricadute sul sistema pensionistico non si faranno attendere.

 

Il rapporto affronta vari aspetti della crisi mettendo in luce come l'attuale crisi abbia portato a livelli di debito/pil attorno all'84% medio, con un aumento di 25 punti rispetto al 2007. Un incremento monstre che però, avvisano gli analisti UE, non è unico nella storia. Già nel 70 e nel corso degli anni 80 vi sono state fiammate debitorie di simile portata. La differenza è che non si è mai riusciti a ridurre questo debito, che, di conseguenza, ogni volta riparte da un punto sempre più alto.

Se, ipotizzano dalla UE, non venissero messe in atto politiche di rientro, immaginassimo una crescita media di PIL dell'1,9% ed un tasso medio di interesse convergente al 3%,  la percentuale media del debito su PIL andrebbe ad assestarsi entro il 2015 all 100% e al 130% nel 2020.

In ipotesi di riforme, e quindi di miglioramento del saldo primario, mantenendo le altre condizioni dette prima,  le percentuali rimangono comunque poco confortanti con un 95% dei debito/pil nel 2020.

Cifre non sostenibili in assoluto che fanno del debito pubblico il grande fattore chiave per la crescita e lo sviluppo futuro della zona euro.

E' su queste cifre che si introduce il discorso pensionistico. Come oramai è noto assistiamo in Europa ad una tendenza statistica che indica minor fertilità e maggiore aspettativa di vita. Questo si traduce in termini semplice nella oramai famosa: "stiamo diventando un paese di vecchi". Allargando la definizione di paese all'intera zona euro, perchè, a detta dell'UE, siamo più o meno tutti sulla stessa barca. Il costo di questa evoluzione della popolazione influirà notevolmente sia sulla crescita che sulla proiezione del debito. Senza mettere in atto riforme nei prossim 50 anni la spesa per invecchiamento toccherà il 4,5% di Pil.

Il PIl però deve fare i conti con il debito che ha influenze negative sulla crescita. Una sorta di circolo vizioso che va, attraverso riforme mirate e strutturali, spezzato.

Se questa è la tendenza quindi occorre intervenire. Ogni stato ha la sua posizione di partenza e l'incidenza di debito e di proiezione di invecchiamento danno l'indicazione della maggiore o minore urgenza di intervento.

La tabella qui sotto ci da un colpo d'occhio generale della proiezione sui prossimi 50 della spesa "sociale" nella zona euro. Le proiezioni non sono previsioni ma una semplice "estensione meccanica dei elementi contenuti negli aggiornamenti del Programma di Convergenza e stabilità 2009-2010 (Scp), che tra 2010 e 2012 vedono una crescita del Pil dell'1%, 2% e 2,3% e del debito/Pil all'84%, 87% e 87% per i paesi della zona euro nel suo complesso" (Reuters).

I dati sono chiari e in qualche caso risultano anche un po' sorprendenti. Nella prima colonna vediamo la spesa (in percentuale su pil) pensionistica dei vari paesi. Notiamo come l'Italia parta dal livello più alto in assoluto, tallonata dalla Francia e seguita poi da Germania, Polonia, Portogallo ed altre tra l'8 e il 10%.

Il dato più interessante però è la proiezione di crescita che riflette in se l'evolversi della dinamica della popolazione e le riforme strutturali messe in atto. L'Italia è sostanzialmente attesa in leggero decremento, con pochi altri paesi, mentre la maggior parte delle economie europee vedrà elevarsi sensibilmente la spesa pensionistica.

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A ben guardare la spesa generale per il "sociale" avrà un andamento ben inferiore alla media europea con una stima di un +1,6% rispetto al + 4,6% della media UE-27.

In soldoni in Italia la spesa pensionistica e, più in generale, quella "sociale" non sono voci che avranno bisogno di correzioni significative. E questo a dispetto di quanto si legge spesso sulla necessità di allungare età pensionabili od altro. Le riforme attuate in questi anni hanno consentito all'Italia di rimettere sul giusto binario la spesa previdenziale. (la logica conseguenza di ciò è che occorre tagliare da altre parti per ridurre l'ingente debito pubblico)

Vi sono invece paese che dovranno intervenire su questo tema, ed alcuni hanno già iniziato (è il caso della Francia), altre lo dovranno fare (Belgio, Germania, Finlandia e Austria).

Per tutti i dettagli e le analisi complete si può consultare il documento integrale che è visibile a questo link: Public Financial in EMU 2010