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Mercoledì 02 Novembre 2011 18:46

Il pericolo maggiore è la sindrome dell'asino di Buridano

Racconta la storiella di quell'asino che sdraiato tra due mucchi di fieno non sapeva quale scegliere. Pensa e ripensa morì di fame.

 

La sfuriata dei mercati dopo l'annuncio shock della Grecia di passare al vaglio popolare i tagli del bailout due, ha sollevato il solito immenso polverone politico italiano, fatto di tante parole e poche idee. Così agli occhi degli investitori l'Italia assomiglia proprio a quell'asino indeciso, incapace di scegliere da quale mucchio iniziare: tagliare il debito o fare riforme strutturali. E nella furia degli eventi decide di occuparsi di uno e dell'altro senza riuscire ad occuparsi seriemente di nulla.

Ecco allora che dopo il crollo di agosto, si corre ai ripari con riunioni straordinarie e si inizia a parlare di tutto, in un chiasso assordante: prelievi forzati, patrimoniali, tagli di agevolazioni, contrordini, minacce di rivoluzione, dimissioni, governi di salute pubblica. Insomma, un delirio.

La realtà dei fatti è invece molto più semplice di quello che la smania incrociata di "cadreghe" vuol farci credere e sono ben riassunte nei cinque punti citati da Montezemolo nella sua intervista su Repubblica. La loro semplicità è pari alla loro impopolarità, ma il loro combinato disposto può avere un effetto più che positivo.

Li riassumiamo velocemente:

1) Taglio costi politica

2) Riforma mercato del lavoro nei due sensi già anche da noi sostenuti ( flessibilità in uscita ma maggiore protezione in entrata)

3) Riforma fiscale: qui riportiamo il testuale:" abbattere le aliquote su lavoratori e imprese. Con l’introduzione di una imposta permanente sulle grandi fortune e l’abolizione degli incentivi alle imprese si potrebbe tagliare in maniera radicale l’Irap. Mentre, vincolando per legge i proventi della lotta all’evasione alla diminuzione dell’Irpef, ad iniziare dai redditi medi e bassi, si creerebbero le condizioni per un positivo conflitto di interessi tra chi paga e chi evade"

4) Riforma delle pensioni: non siamo d'accordo con l'abolizione delle pensioni di anzianità, indispensabili per alcune tipologie di lavoro. Far passare il principio: "prima vai in pensione meno prendi" come da molto sostenuto dal prof. Boeri. Attaccare i privilegi (introdurre contributi di solidarietà su pensioni baby e d'oro), revisione pensioni d'invalidità.

5) Liberalizzazioni. Una parola sola.

Non siamo in pre-default, non c'è bisogno di spaventare i poveri risparmiatori, ma di mettere in atto velocemente cinque chiare riforme strutturali e non dare l'impressione che ad ogni buriana corriamo a destra e a manca alla ricerca dei provvedimenti più illogici per raccimolare qualche euro. E per fare queste riforme non sono necessarie nè nuove maggioranze nè nuovi premier (per quanto si possa essere in disaccordo con l'attuale maggioranza), serve solo la volontà da parte di tutti di fare un passo indietro, dimenticarsi le elezioni e i tornaconti di parte e trovare l'accordo, anche in questo parlamento e perfino con questo governo. Questo sì sarebbe un bel segnale per gli investitori.