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Mercoledì 26 Ottobre 2011 20:47

Il buco con il licenziamento intorno

Svelati i punti della lettera del governo italiano all'Ue. Piano sviluppo entro il 15/11 e licenziamento anche per motivi economici.

Attendendo il 15 novembre per capire cosa ci sarà nel piano sviluppo, il punto della lettera che più colpisce è senza dubbio quello relativo ai licenziamenti.

Premesso che occorrerà capire come effettivamente la nuova regola potrà trovare attuazione, un ragionamento più generale è già possibile farlo.  Il principio che si vorrebbe far passare è che, in presenza di un momento di crisi aziendale, il datore di lavoro può licenziare i lavoratori in esubero adducendo la crisi come motivazione, un allargamento del giustificato motivo, quindi, anche alle crisi produttive dell'azienda.

Il mercato del lavoro italiano è sicuramente ingessato e necessita di ammodernamenti, di sicuro diminuire le barriere in uscita può rappresentare un modo per incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato, ma non basta. Iniziare dal licenziamento facile è un po' come iniziare una casa dal tetto anzichè dalle fondamenta. Questo per almeno due motivi:

- il lavoro è parte integrante del sistema sociale di un paese, ogni lavoratore licenziato cessa di essere un costo per l'azienda ma diventa un costo per la collettività. Un costo non esclusivamente monetario che va gestito con una serie di interventi di sostegno in primis e di reinserimento in seconda battuta. Attualmente in Italia non esiste un sistema di sussidi di disoccupazione paragonabile a quello americano nè tantomeno un sistema di incentivo al reinserimento paragobabile a quello tedesco.

- una diminuzione delle barriere in uscita dovrebbe essere bilanciata da una maggiore protezione in entrata. Mantenere la selva di contratti a termine ad oggi esistente ed aumentare le possibilita di licenziare significa creare le condizioni per una forza lavoro meno specializzata, meno motivata e più precaria. Il datore, dal canto suo, non avrà ancora la spinta ad utilizzare il contratto a tempo indeterminato se le condizioni fiscali di questo risulteranno svantaggiose rispetto ai contratti atipici. Ecco che quindi sarà necessaria un'incentivazione delle assunzioni a tempo indeterminato con sgravi fiscali e contributivi per chi assume con questo contratto. Occorre limitare l'utilizzo del contratto a tempo determinato e tendere a reintrodurre una qualche forma di apprendistato.

Per poter rendere il mercato del lavoro più efficiente è quindi auspicabile che si intervenga su più punti e non soltanto sull'abbattimento delle barriere in uscita, se così non sarà si rischia di creare un buco con il licenziamento attorno.