Attendendo il 15 novembre per capire cosa ci sarà nel piano sviluppo, il punto della lettera che più colpisce è senza dubbio quello relativo ai licenziamenti.
Premesso che occorrerà capire come effettivamente la nuova regola potrà trovare attuazione, un ragionamento più generale è già possibile farlo.  Il principio che si vorrebbe far passare è che, in presenza di un momento di crisi aziendale, il datore di lavoro può licenziare i lavoratori in esubero adducendo la crisi come motivazione, un allargamento del giustificato motivo, quindi, anche alle crisi produttive dell'azienda.
Il mercato del lavoro italiano è sicuramente ingessato e necessita di ammodernamenti, di sicuro diminuire le barriere in uscita può rappresentare un modo per incoraggiare le assunzioni a tempo indeterminato, ma non basta. Iniziare dal licenziamento facile è un po' come iniziare una casa dal tetto anzichè dalle fondamenta. Questo per almeno due motivi:
- il lavoro è parte integrante del sistema sociale di un paese, ogni lavoratore licenziato cessa di essere un costo per l'azienda ma diventa un costo per la collettività . Un costo non esclusivamente monetario che va gestito con una serie di interventi di sostegno in primis e di reinserimento in seconda battuta. Attualmente in Italia non esiste un sistema di sussidi di disoccupazione paragonabile a quello americano nè tantomeno un sistema di incentivo al reinserimento paragobabile a quello tedesco.
- una diminuzione delle barriere in uscita dovrebbe essere bilanciata da una maggiore protezione in entrata. Mantenere la selva di contratti a termine ad oggi esistente ed aumentare le possibilita di licenziare significa creare le condizioni per una forza lavoro meno specializzata, meno motivata e più precaria. Il datore, dal canto suo, non avrà ancora la spinta ad utilizzare il contratto a tempo indeterminato se le condizioni fiscali di questo risulteranno svantaggiose rispetto ai contratti atipici. Ecco che quindi sarà necessaria un'incentivazione delle assunzioni a tempo indeterminato con sgravi fiscali e contributivi per chi assume con questo contratto. Occorre limitare l'utilizzo del contratto a tempo determinato e tendere a reintrodurre una qualche forma di apprendistato.
Per poter rendere il mercato del lavoro più efficiente è quindi auspicabile che si intervenga su più punti e non soltanto sull'abbattimento delle barriere in uscita, se così non sarà si rischia di creare un buco con il licenziamento attorno.