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Nuova puntata sulla situazione del debito sovrano nel vecchio continente. Il fondo di aiuto europeo rischia di essere chiamato in causa dai venti di crisi (politica) che arrivano dal Portogallo. Spagna e Italia sotto osservazione, intanto la degenza dei malati (Grecia e Irlanda) prosegue.
Portogallo
Il piano di ulteriori tagli proposto dal governo Socrates è stato bocciato dal parlamento, aprendo uno scenario di crisi politica con le dimissioni dello stesso premier. Il piano prevedeva una ulteriore dose di tagli (specie su stipendi e pensioni del pubblico impiego) per raggiungere il target del deficit/pil sotto al 5% (4,6%) entro l'anno.
La bocciatura ha provacato le reazioni del mercato e delle agenzie di rating. I rendimenti dei titoli a 10 anni sono schizzati al 7,8%, poco meno per i titoli a 3 anni. Livelli ritenuti non sostenibili dagli analisti che rischiano di mettere fuori mercato il Portogallo.
A complicare le cose è arrivato anche il taglio del rating da parte di S&P, che ha portato il Portogallo da A- a BBB e Fitch da A+ ad A-, entrambe con outlook negativo e con possibile altra revisione al ribasso tra qualche mese.
A questo punto si guarda alle scadenze più prossime e al possibile ricorso agli aiuti europei. Aprile sarà un mese importante con 4,3B € in scadenza, poi altra tranche da 4,9B € in scadenza il 15 giugno.
Il ricorso al fondo sava-stati sembra molto probabile entro l'estate, le parole giunte dai leader degli stati membri ue vanno in questo senso (anche se in ordine molto sparso). L'aiuto dovrebbe essere quantificato in una forchetta tra i 56 e i 75 miliardi di euro. La ricetta imposta per ridurre il deficit/pil potrebbe essere molto più salata del piano Socrates. Un limpido esempio di come la politica a volte si stacchi dalla realtà in maniera drammatica.
Spagna
La situazione spagnola rimane complicata ma sicuramente migliore rispetto a quella portoghese. La ferita più difficile da curare rimane quella del sistema bancario nazionale. La complessa ragnatela di Cajas è ben lungi dall'essere stabilizzata. In settimana 30 banche di medio-piccola dimensione hanno subito un downgrade da parte di Moody's, è le cifre in ballo per una ristrutturazione degli istituti pericolanti vanno dai 50 ai 60 miliardi di euro.
Impegnata sul fronte portoghese, la speculazione per ora non ha infierito più di tanto sui tassi di rendimento spagnoli, cresciuti si, ma ancora su livelli ritenuti sostenibili.
Italia
La situazione italiana risulta stabile. La struttura del debito regge ed i ritmi di crescita permangono costanti, cosa che, paradossalmente, rassicura i mercati. A preoccupare è la mancanza di crescita sufficiente. Le stime di Pil per i prossimi due anni permangono ampiamente sotto al 2%, livelli questi, che non sono sostenibili. Senza un'azione decisa la nube che ora staziona sulla penisola iberica può arrivare anche qui.
Grecia e Irlanda
Salvate dal fondo europeo i due grandi malati continuano ad avere indicatori di crescita pessimi, le cure da cavallo stanno abbassando la febbre (deficit/pil) ma tramortiscono la capacità di generare ricchezza. Il cambio politico in Irlanda non ha sino ad ora dato scossoni percepibili ma anzi, attraverso dichiarazioni piuttosto preccupanti, peggiorato l'outlook sulla uscita dell'isola verde dalle sabbie mobili della crisi.
Il fondo salva-stati
La riunione dei giorni scorsi dei paesi ue è stata, a giudizio degli analisti, l'ennesima riprova della incapacità di scelte comuni da parte dell'eurozona. L'accordo trovato riguarda piccoli cambiamenti al meccanismo di stabilità che nel 2013 sostituirà l'attuale fondo salva-stati, rinviando a giugno le decisioni sull'aumento del fondo attuale.
La capacità de fondo dovrebbe passare dagli attuali 250 miliardi di euro a 440 miliardi. Il rinvio della decisione è presto spiegato: il primo ministro finlandese è in piena campagna elettorale e si sà come nel club della tripla A il fondo salva-stati sia visto come fumo negli occhi dagli elettori. I sondaggi non sembrano neanche tanto incoraggianti, poichè segnalano un netto gudagno da parte degli euroscettici. Anche la Germania ha le sue scadenze elettorari e lo sforzo richiestole per aumentare il fondo è di circa 80 miliari di euro. Cifre grosse che è meglio non fare sotto elezioni. |