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Il 2011 si è aperto con un ritorno delle pressioni sui paesi a maggior esposizione debitoria nell'area euro. Vediamo, con l'aiuto di alcuni report di banche d'affari, qual è la mappa aggiornata del rischio.
Grecia e Irlanda, ovvero la sala rianimazione
I due malati conclamati dell'area continueranno anche nel 2011 la loro permanenza in sala rianimazione. Per entrambe le economie le prospettive di crescita per il 2011 rimangono molto basse. La Grecia, che continuerà a presentarsi sul mercato obbligazionario, presenta ancora un alto deficit (9.6% nel 2010) e non sembrano esserci miglioramenti dal punto di vista fiscale. Citigroup punta il dito sul condono messo a punto dal governo ellenico (con parere contrario di UE, BCE e FMI), un provvedimento che rischia, secondo la banca americana, di aumentare l'evasione fiscale e questo mina alla base la possibilità di aumentare le entrate fiscali del paese. Ecco perchè Citi ritiene probabile una ristrutturazione del debito greco, opzione che si cercherà di evitare ma che potrebbe diventare ineludibile nel momento in cui il mercato aumentasse ulteriormente le pretese in termini di rendimenti. Una seconda ondata di aiuti potrebbe essere un boomerang, creando ancora più pressioni speculative sugli altri paesi a rischio.
L'Irlanda non ricorrerà ai mercati per tutto il 2011, questo il piano del governo. La stretta fiscale posta in atto in cambio dell'accesso agli aiuti ue spiegherà i suoi effetti negativi sulla crescita a partire proprio da quest'anno. La domanda che i mercati si fanno è: riuscirà l'Irlanda a sostenersi con i soli aiuti arrivati? Anche qui l'ipotesi di ristrutturazione del debito (almeno per la parte privata, ossia le posizioni passive del sistema bancario) non può essere scartata a priori, ma risulta più complessa da attuare per la pesante influenza che il sistema bancario irlandese ha su economie quali UK e Germania.
Portogallo, under pressure
Lisbona convive e conviverà per tutto il 2011 con la pressione da parte dei mercati internazionali. I problemi legati al paese lusitano sono 3: rendimenti bond troppo alti, contrazione economica nel 2011, nessuna ripresa dei consumi.
Ieri il governo portoghese ha annunciato di aver centrato il primo target: il deficit/Pil nel 2010 è sceso sotto la soglia del 7,3%. Una bella notizia si, ma vecchia. I mercati infatti già da qualche mese pongono la questione degli effetti della finanziaria varata in autunno sulla crescita del paese dal 2011 in poi. La Banca centrale ha già offerto una prima risposta, e non è per nulla positiva: la stima di crescita per il 2011 è stata rivista al ribasso, portando le previsioni da una possibile stagnazione ad una contrazione del pil di circa l'1.3%.
Se a questo aggiungiamo l'alta esposizione su estero del debito ed il livello monstre del gross-debt nel settore privato non finanziario, allora il quadro si fa cupo. Ecco perchè il ricorso agli aiuti europei risulta l'opzione più gettonata dagli analisti per il Portogallo.
Spagna e Italia: giganti coi piedi d'argilla
Sono le due economie più pesanti del gruppo e questo li rende da un lato più resistenti ai venti speculativi, dall'altro molto più problematici da aiutare. La definizione che ne ha dato l'economista Roubini sembra la migliore: Troppo grandi per fallire e troppo grandi per essere salvati.
Per l'Italia gioca a favore il basso livello di indebitamento del settore privato e la ancor buona propensione al risparmio delle famiglie. Naturalmente tutto ciò non basta a rendere immune il paese in eterno, occorre la crescita, possibilmente sopra l'1%.
Madrid ha usa situazione ben più preoccupante. Sistema bancario scricchiolante, ricorso alla cartolarizzazione del debito energetico (quindi ulteriori oneri passivi), rendimenti in ascesa (sopra il 4%), disoccupazione persistente (pur con qualche segnale di ripresa). Sul fronte della crescita le previsioni dicono di un'economia in lentissima ripresa e questa debolezza potrebbe essere accentuata dalla stretta fiscale messa in atto nel 2010. Se nel 2010 la speculazione ha colpito di striscio, non sono escludibili a priori attacchi più massicci nei prossimi mesi e, problema non da poco, i fondi ue non sono sufficienti per aiutare il paese in caso di necessità . Ecco perchè qualcuno parla di Madrid come spartiacque per la vita dell'euro, se malauguratamente la Spagna cadesse in disgrazia il destino di Eurolandia sarebbe inesorabilemente segnato.
Belgio: il regno dell'ingovernabilitÃ
La new entry (si fa per dire) nelle cronache finanziarie vive uno dei periodi più bui da dopoguerra. Le forti contrapposizioni tra i due ceppi linguistici sono sfociate in una impossibilità di governare. Il Belgio a 7 mesi dalle elezioni non ha ancora un esecutivo e si è dovuto scomodare re Alberto II con un irrituale invito (eufemismo) a predisporre un piano correttivo dei conti rispetto a quello precedentemente concordato con l'UE. Il paese, pur avendo un rapporto deficit/PIl buono, ha uno dei debiti pubblici più alti nel panorama europeo, oltre il 100% del PIl.
Una debolezza istituzionale che potrebbe fare del Belgio un bocconcino troppo appetitoso perchè la speculazione internazionale non ne approfitti. Il primo momento thrilling sarà il 28 marzo, quando andranno in scadenza 14 miliari di euro (dei 47 totali da rimborsare nel 2011)
Ungheria, governo nel mirino
A turbare i sonni degli investitori nel paese magiaro sono soprattutto le mosse del governo conservatore di Orban. Molte delle misure anticrisi sembrano destinate a penalizzare gli investimenti esteri nel paese e colpiscono settori quali banche e telecomunicazioni con ricadure sul mercato interno europeo. I conti tuttavia non sembrano essere migliorati in maniera convincente, tanto che Fitch ha peggiorato la sua valutazione sul debito magiaro, spingendolo ad un passo dallo speculative grade.
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