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Italia tra debito e crescita |
Lunedì 13 Dicembre 2010 10:56
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Si fa un gran parlare da qualche giorno a questa parte delle ripercussioni che potrebbe avere una crisi del governo Berluscono sull'andamento dei titoli di stato italiano. Cosa c'è di vero? Fino a che punto la situazione politica italiana influisce sulle decisioni di investimento dei mercati? Un appunto veloce sulla questione.
L'unico modo per poterci capire qualcosa della situazione italiana e del suo reale livello di rischio è quello di valicare i confini nazionali ed andare a spulciare i commenti di analisti ed economisti stranieri. Solo così si riesce ad eliminare i filtri faziosi che appannano molte fonti informative nazionali.
Il ranking del rischio
Il primo indice sintetico da prendere in considerazione è quello del rischio di bailout, ossia di richiedere aiuto al fondo europeo per far fronte agli impegni con i creditori. In questa particolare classifica l'Italia si colloca al terzo posto dietro Portogallo (primo) e Spagna (seconda). Questa classifica rispecchia perfettamente anche la struttura dello spread con il bund tedesco, come mostra il grafico qui sotto.
Too big too fail / Too big to save
Gli analisti parlando della Spagna dicono che sia troppo grande per fallire (la 4° economia dell'area euro) e, Roubini aggiunge che è anche troppo grande per essere salvata. Se i sillogismi hanno un pizzico di verità nella loro stringente logica allora l'Italia tanto più della Spagna è troppo grande per fallire e troppo grande per essere salvata. In realtà l'esposizione italiana sui mercati internazionali non è a livelli tali da renderne impossibile un salvataggio, il vero tallone d'achille dell'Italia è nella crescita o, meglio, nella non crescita del paese.
Senza crescita la struttura fiscale del paese si indebolisce e con essa si indebolisce la capacità di far fronte agli oneri finanziari. Un aumento del deficit/Pil marcato ed improvviso potrebbe essere un grosso richiamo per la speculazione internazionale. Come ha ricordato poco tempo fa Padoan dell'Ocse l'Italia ha dinamiche del debito crescenti ma costanti e questo non preoccupa, in linea generale, i mercati. Va da se che il trend deve comunque essere invertito e occorre agire sulla crescita confermando i livelli di stabilità di spesa attuali. Tradotto in parole semplici: taglio spesa pubblica improduttiva.
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