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Mancano oramai due settimane alla fine del 2010, come da tradizione proviamo a tracciare qualche linea guida per l'anno che verrà . Dai dati sull'andamento dell'economia ai pesi del debito sovrano le aspettative ci indicano un anno difficile ma anche con diverse opportunità .
Stati Uniti, la crescita c'è ma non sarà super
Dalle ultime serie di dati macro emergono chiari segnali di miglioramento sia sul lato dei consumi che sul lato del mercato del lavoro. Miglioramenti che però hanno una bassa intensità o presentano una volatilità spiccata. L'indicazione di massima che se ne desume è la ragionevole prospettiva di un 2011 con una crescita attorno al 3% del PIL, con livelli di inflazione stabili e leggeri miglioramenti sul mercato del lavoro. I nuovi tagli fiscali e la politica della Fed continueranno ad iniettare antidolorifici al sistema paese e sarà quindi cruciale verificare la situazione verso aprile/maggio, quando cioè la QE2 di Bernanke finirà .
Europa nelle sabbie mobili
L'Ocse ha rivisto al ribasso la produzione di ricchezza dell'area euro per il prossimo anno. Le variabili che incidono su questa proiezione sono diverse, due su tutte: piani fiscali restrittivi e disoccupazione persistente. A questo quadro produttivo debole si affianca la situazione debitoria di Spagna, Portogallo e Italia. I tre paesi restano sorvegliati speciali con Spagna e Italia alle prese nel 2011 con grosse masse di debito in scadenza da rifinanziare sul mercato. L'ultma asta spagnola ha dimostrato quanto la domanda sia sensibile al rischio con i rendimenti medi schizzati sopra il 5,4%.
Irlanda e Grecia con i problemi legati all'attuazione del programma di risanamento e l'Ungheria sempre alla prese con una situazione delicata, chiudono un quadro poco promettente sull'Europa. Una zona ad alto rischio, nella quale sembra isolarsi la Germania ed, in parte, il Regno Unito. Per l'Euro si prepara un 2011 ancora nel segno delle pressioni, ma parlare di moneta a rischio per ora è prematuro. Diventerà ipotesi concreta nel caso in cui dovesse entrare in crisi uno dei due "giganti" mediterranei, cosa per nulla auspicabile.
Le sette vite della Cina ed il caldo Brasile
La lunga crescita economica cinese è stata data per finita già molte volte, ma i dati macro che arrivano continuano ad essere positivi. I ritmi della crescita tenderanno a rallentare, inflazione e settore immobiliare continuano ad essere sotto pressione. La banca centrale per ora continua a soprassedere su un aumento dei tassi di interesse, preferendo agire sul credito e sulle riserve obbligatorie delle banche commerciali. Non sappiamo quanto posso durare questa strategia, ma se le rilevazioni sui prezzi non dovessero segnare un rallentamento se non un cambiamneto di rotta, agire sul saggio di riferimento sarà inevitabile. Da lì parte un'altra storia.
Segnali di inversione sembrano essere già all'orizzonte in India, dove la corsa dei prezzi ha avuto una battuta d'arresto nel mese di novembre. Il governo ha messo in atto anche alcune manovre sulle riserve obbligatorie delle banche, per sterilizzare il più possibile gli effetti della massa di liquidi che arrivano da oltreoceano.
Un occhio di riguardo occorrerà averlo per il Giappone. Il paese del Sol Levante sta dando incoraggianti segnali di ripresa, ben rimarcati anche dal leading indicator Ocse. Sul paese possono influire positivamente aumenti di valore dello Yuan ( a seguito di un rialzo dei tassi) ed il perdurare della fase di rinforzo del dollaro (specie se l'europa non da segnali positivi sul fronte del rischio finanziario)
Nell'area sudamericana segnali poco positivi arrivano dal Brasile. Il paese vive un momento di topping con un'inflazione ancora in accelerazione e possibili ulteriori manovre sui tassi attese nei prossimi mesi. Il Pil per il 2010 dovrebbe attestarsi sul 7,5% secondo fonti governative, ma la crescita del 3° trimestre rispetto al 2° è stata di appena lo 0,5% con un netto rallentamento sia del settore industriale che dei servizi.
Azioni, obbligazioni o l'oro?
Vista la congiuntura internazionale e le proiezioni attualmente disponibili sembra che si possa parlare di un anno a netto vantaggio del settore azionario rispetto a quello obbligazionario. Ma non sarà una crescita omogenea, con molto economie su differenti livelli e fasi del ciclo economico. Ma attenzione, non tutto è da buttare nel settore delle obbligazioni. A dispetto delle persistenti difficoltà dell'obbligazionario governativo, alcuni mercati emergenti ed il settore dei corporate bond potrebbero risultare comunque delle buone opportunità di investimento. Fino a che persisteranno grosse incertezze sull'europa e i segnali dell'economia americana non saranno forti e persistenti, l'oro continuerà a mantenersi su livelli elevati, ma con una intensità di crescia molto inferiore. Il bene rifugio potrebbe non essere così a basso rischio, nell'anno che verrà .
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