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Sta terminando, negli USA, in queste ore, il lungo ponte dedicato al giorno del ringraziamento. Un ponte che, tradizionalmente, coincide con l'inizio del periodo degli acquisti natalizi. Molti investitori sono pronti a scommettere sui mercati in base alle prime risultanze delle vendite del Black Friday, che, da indiscrezioni, sembrano essere andate meglio del previsto. Riuscirà questa buona nuova a dar vita al celeberrimo rally di fine anno?
Come ogni anno, infatti, molte società di investimento, sondaggiate a dovere, si lanciano negli annunci di rally di fine anno imminenti e sostanziosi. Cosa dovremmo aspettarci? L'impressione è che si stiano scontrando due correnti di pensiero: la prima (toro) guarda già ai primi dati sulle spese natalizie e considera il mercato azionario l'unico nel quale è ragionevole investire in questo momento. L'altra corrente (orso) si concentra sugli spauracchi europei, sulle possibili mosse della Cina in materia valutaria e sul combinato disposto di dati macro deboli pur se positivi ed il pensiero della Fed, poco disposto ad assecondare scenari di ripresa robusta per il 2011.
Le due opposte fronde si affrontano da qualche mese con alterne vittorie e francamente pochi metri di campo avversario conquistati. Vi sono considerazioni condivisibili su entrambe i fronti, e solo la forza numerica degli uni o degli altri farà la differenza.
I dati che iniziano a filtrare sul Black Friday sembrano essere positivi, le vendite dovrebbero assestarsi su livelli superiori a quelli attesi. I dati macro che sono arrivati negli ultimi giorni confermano le aspettative. Il leggero aumento dei consumi e la crescita dei redditi personali sono senza alcun dubbio benzina per il motore dei consumi, ma occorre tener presente la situazione finanziaria complessiva delle famiglie americane: quanta parte di questo aumento dei redditi finirà in consumi e quanta invece sarà destinata a diminuire la situazione debitoria?
Le proiezioni che la Fed fa sulla produzione di ricchezza per il 2011 sono state riviste al ribasso con tassi ancora troppo bassi per permettere un aumento dell'occupazione, anzi la banca centrale americana si spinge ad ipotizzare un aumento del tasso di disoccupazione per il prossimo anno. In questo scenario si stagliano i pessimi dati di ottobre del settore immobiliare con un crollo di vendite di case (nuove ed esistenti) ed un calo dei permessi di costruzione.
La situazione europea ha come effetto principale per gli USA le variazioni sulle quotazioni della moneta. Il dollaro recupera ad ogni vento di crisi che si abbatte sugli stati membri della zona eu. Un dollaro che si rafforza è esattamente quello che non si vuole in questo momento oltreoceano. Con consumi interni ancora bassi, le esportazioni rappresentano un risorsa, seppur limitata, da sfruttare in pieno.
Se sarà rally di fine anno o no lo potremo stabilire solo tra qualche giorno, quando sul mercato saranno transitate le molte questioni che agitano gli scenari politici ed economici del mondo.
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