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Sabato 21 Gennaio 2012 11:07

Liberalizzare Pedro, ma con juicio

Il tanto atteso decreto "Cresci Italia" è stato presentato ieri sera dal governo Monti. Un parto lungo (8 ore di CdM) che segna l'inzio della fase 2 del governo tecnico.

 

La "lenzuolata" di liberalizzazioni preparata dall'esecutivo va ad inserirsi in quel piano concordato con l'Ue che dovrebbe permettere al nostro paese di tornare, con pari gradi, nella stanza dei bottoni dell'unione europea. Stanza nella quale si muovono, per ora in maniera confusa e scoordinata, Germania e Francia, e che necessità di una sterzata "latina" per ritrovare i giusti meccanismi di funzionamento.

Il documento presentato ieri sera da Monti e dai suoi ministri è, in primis, un decreto. Valido quindi dalla firma del Presidente Napolitano, ma che passerà poi per le maglie (larghe, strette, incompetenti, dense di conflitti d'interesse? Fate voi..) del parlamento. Per questo motivo non sembra ora il momento di fare una riflessione sulla portata del provvedimento e sulla sua efficacia in termini reali. Viste le prime reazioni e considerando l'assenza di vincoli temporali e di necessità di "saldi invariati" le prospettive parlamentari dell'intero provvedimento sembrano incerte e gli ammorbidimenti appaiono dietro l'angolo. Insomma liberalizziamo si ma con quel juicio di manzoniana memoria che ci viene dalla diffidenza esplicita nei confronti dell'organo politico al cui vaglio passerà il tutto: il parlamento.

E se il nugolo di conflitti di interesse annidati in Parlamento si prepara alla battaglia, il successo dell'intervento del governo Monti si baserà sulla resistenza su alcuni punti nodali del decreto. Quali sono i punti nodali? Quelli che hanno una incidenza diretta sulla spesa del cittadino: energia, trasporti, servizi pubblici.

Ogni singolo centesimo che si riuscirà a far risparmiare su questi capitoli di spesa delle famiglie italiane produrrà interesse immediato. Le liberalizzazioni in tema di professioni rientrano invece in quel complesso di norme che deve dare una nuova struttura al sistema economico italiano e che si integrano con le riforme del mercato del lavoro che attendiamo a breve. Un piano necessariamente di lungo periodo sul quale dovrà poi mantenere la rotta anche la nuova legislatura che si insedierà nel 2013. Abbiamo inziato un percorso. Adelante quindi, ma con juicio...