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Sabato 09 Luglio 2011 09:08

Caso Parmalat e cervelli in fuga

Tra le notizie sottotraccia della settimana anche le "grane finanziarie" di Obama.

Si aggiunge un nuovo capitolo al caso Parmalat, con sentenza depositata il primo luglio è stata parzialmente accolta la richiesta di risarcimento da parte della "nuova" Parmalat nei confronti dell'agenzia di rating S&P. Quel parzialmente è però molto pesante in quanto il tribunale ha riconosciuto S&P colpevole di avere "giudicato male" il rating dell'azienda di Collecchio, condannandola a risarcire il corrispettivo percepito dal 2000 al 2003, poco più di 700 mila euro.

Il Tribunale di Milano ha invece respinto la richiesta di risarcimento danni per 4 milioni di euro avanzata da Parmalat. Finisce, per ora, con un colpo al cerchio e uno alla botte la querelle su chi fosse più colpevole tra l'azienda e chi la valutava. Si resta in attesa delle motivazioni di tale decisione.

Si parla molto d fughe di cervelli dall'Italia ma attenzione perchè il fenomeno è più ampio di quanto si creda. Ce lo documenta un reportage di Marketwatch sull'attrattività della Silicon Valley rispetto all'Europa in campo di start up e nuove tecnologie.

Nel reportage alcuni giovani protagonisti dell'HiTech segnalano i tipici ostacoli europei che frenano la nascita di nuove aziende, tra queste: una cultura tecnologica ancora barcollante, mancanza di poli dedicati, una considerazione più pesante del fallimento di un progetto che comporta una minor presenza del venture capital, in poche parole ci sono meno società disposte ad investire sulle idee perchè temono di più (per induzione culturale) che l'idea non approdi al profitto.

Obama alle prese con il fisco. Tutto il mondo è paese ed anche Mister Obama deve fare i conti con il deficit e il debito federali. Nelle ultime ore si stanno delineando i punti dell'accordo tra Democratici e Repubblicani per votare (entro il 22 luglio sembrerebbe) la legge che permette di alzare il limite di debito. I repubblicani e i democratici si sono trovati d'accordo nell'inserire nello stesso provvedimento anche un piano di tagli per circa 2 Trillioni di dollari in 10 anni. Il discorso è delicato perchè nel calderone potrebbe finire anche la riforma sanitaria, bandiera del programma obamiano, e la drastica riduzione degli interventi governativi a favore della ripresa economica, cosa questa non vista di buon occhio dall Fed.

Curiosità: a riprova che tutto il mondo è paese, il congresso americano, mentre discute di ridurre le spese, nella continua trattativa con l'amministrazione Obama, è riuscito sino ad ora ad aumentare la spesa per circa 3 miliardi di dollari.