La migrazione dei ricconi
In settimana è stato diffuso lo studio sulla situazione dei cosiddetti high net worth individuals (HNWI), ossia dei "ricconi" con un patrimonio netto investibile pari ad almeno un milione di dollari, prede preferite delle società di wealth management.
Il rapporto si chiama World Wealth Report ed è stilato, non a caso, da Capgemini e da Merrill Lynch Global Wealth Management. L'Italia in questo rapporto esce con le ossa rotte. Al di là della posizione in classifica (10° superati dall'Australia) il dato interessante viene dalla percentuale di ricconi rispetto alla popolazione. Nel 2010 la percentuale si blocca al 4,7%, dopo che nel 2009 aveva sfiorato il 10%.
La colpa di questo dimezzamento sembre potersi trovare soprattutto nella dinamica della borsa di Milano, una delle meno performanti d'Europa, e nella crescita troppo bassa per permettere un accumulo di ricchezza.
Nel panorama internazionale si conferma l'avanzata dell'oriente, con l'India che entra per la prima volta in classifica (12° posto con un incremento del 21% rispetto al 2009) e con l'area Asia-Pacifico che supera l'Europa e diventa così la seconda area mondiale per densità di ricconi (dietro all'America del nord).
USA, Giappone e Germania ospitano il 53% dei ricconi del pianeta e, oltre ai 3 paesi citati, solo in Canada, Cina e Australia si registrano tassi di crescita dei ricconi a due cifre.
A conclusione del panorama, il rapporto ci conferma la preferenza ad investire nelle azioni e nelle materie prime. Poco attrattivi gli obbligazionari ed il settore immobiliare. Un trend che dovrebbe confermarsi anche per il 2011 ed il 2012.
Oltre Draghi, Italia presiederà forum internazionale antiriciclaggio
Troppo spesso impegnati a sputare nel piatto in cui mangiamo, passano quasi nascoste notizie positive come questa: l'Italia guiderà per 12 mesi il Gruppo d'azione finanziaria internazionale - Financial Action Task Force (Gafi/Fatf). E non saranno 12 mesi di ordinaria amministrazione, sarà proprio l'Italia a guidare il Gafi nel processo di revisione degli standard internazionali che riguarderà il contrasto al finanziamento della proliferazione di armi di distruzione di massa, la lotta alla corruzione e la maggiore trasparenza nel settore finanziario. Insomma, oltre Draghi c'è qualcosa.
Made in Italy 1, la spac si quota in borsa
Ovviamente non stiamo parlando della famosa attrice Catherine, ma di un di veicolo di investimento, special-purpose acquisition company (SPAC), già sperimentato e presente in paesi come la Germania, la Gran Bretagna e l'Olanda.
Si tratta di una società che si costituisce e raccoglie capitali per acquisire una società operativa e poi quotarla in borsa, una specie di incubatrice di IPO . In settimana è arrivato l'annuncio dello sbarco su Borsa Italiana della Made in Italy 1. La spac si pone l'obbiettivo di acquisire (entro il 2013) una società con enterprise value tra i 100 e i 300 milioni di euro. La contrattazione inizierà il 27 giugno (lunedì) con alle spalle una IPO che ha fruttato 50 milioni di euro di raccolta.
Per Borsa italiana è la seconda spac a quotarsi, la prima, di emanazione tedesca, si chiama Italy1 ed è in borsa dall'anno scorso.