La Grecia di nuovo protagonista con la decisione di indire un referendum sul nuovo piano di tagli previsto dal bailout 2 concordato con l'UE. Una decisione a sorpresa che ha scatenato il panico sui mercati e tra i partners europei, convinti com'erano che fosse l'Italia l'elemento più riottoso da domare.
La scelta del governo Papandreu si spiega con la profonda tensione sociale venutasi a creare nelle ultime settimane, il leader socialista è convinto che la consultazione darà esito positivo e, soprattutto, creerà un clima di maggior fiducia capace di dare uno slancio alla ripresa.
La decisione greca porta con se un bagaglio di incertezza che i mercati, specie in questi frangenti, non tollerano. L'esito della consultazione, al di là dell'ottimismo del governo, è molto più che incerto e la domanda che ci si fa in queste ore è se si riuscirà a convincere il popolo greco che l'euro è la sola strada per la salvezza.
Una via democratica e sacrosanta, nei principi, come quella decisa dal governo greco rischia di diventare, nel marcio della situazione finanziaria attuale, un elemento di destabilizzazione potenzialmente letale per la moneta unica.
Ricordiamo che con il debito greco ballano le banche tedesche e francesi mentre il contagio viaggia verso Italia e Spagna. Un no al referendum vorrà dire default per la Grecia ed un problematico tentativo di salvataggio della moneta unica.