Come in passato S&P prende la scorciatoia e taglia il rating al nostro paese, confermando l'outlook negativo e sottolineando le fragilità strutturali dell'economia e della politica interna. Evitando le stucchevoli strumentalizzazioni pro e contro la decisione, sottolineiamo come il tutto si basi su sentiment e non su dati. Così i mercati hanno completamente snobbato le dichiarazioni dell'agenzia, ancora sotto l'ombra pesante della topica rimediata con gli Usa.
Mediaticamente però l'effetto S&P ha sovrastato i ben più importanti e seri dati diffusi dal fondo monetario internazionale. L'istituto ha tagliato le stime per la crescita dell'economia italiana sia per l'anno in corso sia per il 2012. Le fredde percentuali stimate dicono +0.6% per il 2011 e +0.3% per il 2012.
Una sforbiciata pesante che, secondo il fondo, renderà impossibile il raggiungimento del pareggio di bilancio nel 2013. Il fondo sottolinea come il paese abbia tutte le possibilità per proseguire la strada del risanamento che dovrebbe condurre ad un debito pil al 60% entro il 2030. Mettendo in atto tutte le manovre necessarie alla riduzione dello stock di debito, dice il fondo, paesi come l'Italia e la Spagna possono sopportare per alcuni anni spread tra 300 e 500 punti.
Il fondo conclude con l'ennesimo invito a porre mano al problema dello sviluppo, cardine per riconquistare fiducia sui mercati internazionali. Per intanto l'incontro odierno del ministero del tesoro con le associazioni produttive sul piano sviluppo si è concluso con qualche sussurro e nulla di scritto.