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Rumore di fondo per molte settimane, ora l'argomento Eurobond balza di prepotenza nelle prime pagine dei quotidiani. Sabato scorso, al meeting di CL a Rimini, Tremonti ha ripercorso le tappe che hanno portato alla formulazione teorica di questi strumenti e ne ha poi spiegato l'utilità in questo momento storico.
Ma cosa sono questi Eurobond. Sostanzialmente li possiamo considerare dei titoli di stato, dove per stato si intende, in questo caso, l'intera zona euro. Un titolo di debito europeo emesso da una istituzione unitaria ed il cui scopo è quello di finanziarie i singoli debiti sovrani dei paesi membri.
Secondo la tesi tremontiana questi strumenti "europei" avrebbero un merito di credito più alto, risultando più appetibili agli investitori alla ricerca di strumenti low risk, e contemporaneamente allenterebbero le manovre speculative. La presenza di un unico titolo di debito consentirebbe anche un maggior coordinamento delle politiche di bilancio ed avrebbe un effetto positivo sia sui paesi traballanti sia su quelli più stabili. Per i paesi periferici si tratterebbe di potersi finanziare a tassi di interesse più contenuti, riducendo così gli oneri finanziari ed, in parte, liberando risorse per lo sviluppo (Tremonti punta il dito sulle infrastrutture). Gli stati più virtuosi vedrebbero sì un aumento dei tassi di interesse da pagare rispetto alle emissioni di titoli domestici (ma la quantificazione è difficile) ma vedrebbero anche scendere la necessità di sovvenzionare, con soldi pubblici, tutte le operazioni di salvataggio dei paesi in crisi, con il mercato che tornerebbe a fornire soldi all'intera area.
Un triplice ruolo quindi per questi eurobond: politico,economico e finanziario; tanto da far dire al ministro dell'economia che tali strumenti sono la base per la sopravvivenza dell'eurozona prima ancora che strumenti per la crescita dell'eurozona.
Non mancano le tesi avverse a questa concezione degli eurobond, ne citiamo due. Secondo una prima tesi gli eurobond non avrebbero, almeno in questa fase storica, una funzionalità di finanziamento del debito pubblico, ma dovrebbero essere utilizzati solo come strumento di finanziamento di determinati progetti di respiro europeo. La tesi, sostenuta dal vice-governatore della Banca d'Italia Saccomanni, sottintende la necessità che alla base dell'emissione ci sia qualcosa di preciso e di omogeneo, come può esserlo un'opera infrastrutturale europea od un fondo vincolato comunitario. Finanziare debiti disomogenei con strutture di bilancio disomogenee e con politiche di bilancio disomogenee potrebbe fare più danni che altro.
Ci vanno giù ancora più pesanti i due economisti Giavazzi e Alesina. In un recentissimo editoriale del Corriere della Sera (sabato 27 agosto) i due mettono subito in chiaro che gli eurobond dovrebbero essere chiamati con i loro nome: garanzia tedesca sul debito di Spagna ed Italia. Definizione breve ed efficace per spiegare quale sia la loro tesi. In sostanza, questi strumenti di pura matrice finanziaria, avrebbero solo lo scopo di spostare in capo a qualcosa di esterno responsabilità che sono puramente nazionali, con il rischio di veder rimandate riforme e tagli strutturali nei singoli paesi più a rischio.
Tesi che possono, come in ogni ragionamento logico, portare ad una sintesi vantaggiosa per tutti. Lo strumento, se lo isoliamo dal contesto congiunturale, rappresenta sicuramente un tassello importante per il rafforzamento dell'unità euopea. Dotarsi di un singolo titolo di debito significa implicitamente tendere ad un una singola politica fiscale, attuare un altro trasferimento di sovranità dalla periferia al centro ed andare ad aumentare quel tasso di omogeneità assolutamente necessario per garantire un futuro all'unione economica europea.
Ovvio però che, calato nella realtà che stiamo vivendo, questo strumento sembri troppo sbilanciato, in termini di utilità , sui paesi traballanti, ossia Italia e Spagna, tanto da sembrare una "garanzia" tedesca sul debito locale. E come dar torto all'opinione pubblica tedesca: perchè dovrei pagare di più per permettere all'Italia e alla Spagna di finanziarsi sul mercato in maniera meno onerosa? Difficile spiegare, a fronte di un'uscita certa, i vantaggi in termini di maggior stabilità , minor speculazione e minori uscite per i fondi di salvataggio, c'è bisogno di una contropartita seria e credibile, di sacrifici tangibili da parte degli stati "biricchini".
Gli eurobond possono davvero essere l'agente segreto in grado di salvare l'eurozona dal fallimento ma occorre rispettare almeno tre paletti fondamentali:
1) Gradualità : evitando l'errore fatto con la moneta unica, rendere graduale l'accesso secondo criteri di omogeneità fiscale
2) Cessione di sovranità : indispensabile per un progetto di questo tipo, è necessario un controllo comunitario sui singoli bilanci statali
3) Do ut des: un sistema di contropartite è imprescindibile per rendere la pillola meno amara per i contribuenti dei paesi virtuosi, stringenti criteri di adesione e obbligo di riforme strutturali per poter accedere allo strumento.
Vista così è evidente come la questione non possa assolutamente essere risolta nel breve periodo. Rappresenta sicuramente il futuro dell'eurozona (se davvero ci si crede ancora ad un futuro unitario) ma, in linea temporale, prima di tutto vengono gli interventi "domestici", le riforme strutturali nei singoli stati che permettano di raggiungere un livello di omogeneità tale da rendere l'introduzione degli eurobond un passo avanti e non una ulteriore pezza ad una situazione confusa ed assolutamente attaccabile.