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Anche questa mattina il falò della capitalizzazione di borsa continua ad ardere su tutti i mercati finanziari. La chiusura delle borse europee di ieri, la stramazzata di New York, la conseguente difficoltà delle asiatiche, insomma, la speculazione cala i suoi assi e gioca sui bassi volumi e sull'effetto panico.
E di panic sell parlavano esplicitamente gli operatori asiatici commentando la debacle di Tokyio, mentre dagli Stati Uniti qualche giornale parla di Wall Street "massacrata". Siamo forse alla battaglia finale, anche se qualche commentatore fa notare come, statisticamente, la fine delle buriana possa essere ancora distante.
In un momento come questo è opportuno fermarsi a ragionare prima di agire e di farsi prendere dal panico generale. Come abbiamo detto tante volte la speculazione è prociclica, non si "inventa" il movimento di mercato ma lo segue, accentuandolo. Quindi, al netto della speculazione, i mercati sentono attorno a se molta incertezza e l'intonazione "orso" è la normale conseguenza di aspettative incerte sul futuro dell'euro e sul futuro della crescita economica mondiale.
Il compito della politica (a livello internazionale) in questo momento non è quella di rincorrere la speculazione con affermazioni più o meno convincenti ma, con fatti e dati certi, cercare di limare via quanta più incertezza c'è attualmente sui mercati. Una volta tolta la paglia (l'incertezza) il fuoco della speculazione si spegnerà da solo. Quindi è importante sapere cosa si intende davvero fare con la Grecia, se l'UE sarà pronta ad aiutare Italia e Spagna in caso di uscita dal mercato, se gli Stati Uniti hanno un serio piano di tagli e se e cosa si intende fare per aiutare l'economia a riprendersi da un momento di oggettiva, ma superabile, difficoltà .
Le forze politiche devono parlare ai creditori, stabilire un contatto diretto con chi detiene il debito e lasciare da parte affermazioni pittoresche sulla perfida speculazione e sui mercati cattivi e che non ne capiscono nulla di economia reale.
Guardando in casa nostra è senza dubbio un fatto positivo che le forze di governo e le forze sociali si siano incontrate, avevamo sottolineato come, in un primo tempo, l'appello unitario fosse stato tacciato perfino di demagogia, salvo poi, vedi la Uil che non aveva sottoscritto l'appello, presentarsi tutti all'incontro di ieri pomeriggio.
Le proposte avanzate sono tutte meritevoli, ma appaiono ancora una volta poco concrete. Per citare l'editoriale di Madron su lettera43.it, sembrano un rosario di buone intenzioni partorito da una riunione di una banca popolare. Non volendo però buttare via il bambino con l'acqua sporca diciamo subito che i punti proposti dalle forze sociali vanno nel giusto senso, ossia quello dello stimolo della domanda interna. In un generale clima di raffreddamento non possiamo puntare troppo sulla domanda estera, occorre trovare le risorse da dentro. Capite subito che non è nè facile nè immediato rivitalizzare una domanda interna che stagna oramai da più di un biennio, perciò bene tentare la strada della detassazione sugli straordinari, ma, aggiungiamo, anche sulla tredicesima, ma occorre qualcosa di più veloce. Dubbi, tanti, invece sui cosiddetti piani infrastrutturali, al di là di una leggera ripresa occupazionale porterebbero con sè le incertezze sui costi e potrebbero risultare alla fine operazioni a saldo zero, inutili in tutti i sensi.
Ecco che si arriva al punto cruciale: la riduzione della spesa. Questo è il nodo più delicato, una regolazione dello stato di salute del paese da maneggiare con estrema cautela. Il tempo e i dati sembrano sempre più dar ragione alla tesi, sostenuta tra gli altri dal premio nobel Krugman, che l'austerity tout court non sia un mezzo efficace per affrontare la crisi ma che, anzi, rischi di accelerare la caduta nello strapiombo.
In parole semplici occorre avere la forza di resistere alla tentazione dei tagli lineari e dirigere tutte le proprie energia sulla stramaledetta spesa improduttiva, quella che ci costa e non rende. E non possiamo fare demogogia, non ce lo possiamo permettere: le auto blu non sono il male assoluto che rovina l'Italia. Guardiamo da qualche altra parte: miriadi di consigli di amministrazione di enti pubblici o semi pubblici di dubbia utilità o di conclamata inutilità , miriadi di consulenze esterne pagate oro, acquisto di materiali a prezzi palesemente fuori mercato.
Questo è il bubbone da estirpare, questa sarebbe una bella operazione che rosicchia via incertezza ai mercati con cifre (più o meno un terzo della manovra 2011 all'anno) convincenti e con tempi abbastanza contenuti.
Non dobbiamo cedere alla tentazione di seguire la via greca, perchè porta alla rovina, assicurato. Niente patrimoniali, niente allungamenti precipitosi dell'età pensionabile, vorrebbe dire aumentare le tensioni sociali e deprimere ancora di più la domanda interna, una catastrofe. Tagliare subito, aumentare l'avanzo e ridurre il debito.
Sul fronte del debito qualcuno ipotizza (lo sosteneva ieri sera il sottosegretario Crosetto) una cessione del patrimonio immobiliare statale con pagamenti in titoli di debito. Una sorta di buy back del debito con contropartita immobiliare. E' un'idea su cui si può ragionare ma che presenta molte incognite, ad iniziare dai valori e dall'appeal del mercato immobiliare italiano, ad esempio.