A vedere la diplomazia europea ed il suo barcamenarsi di questi giorni, vengono alla mente le espressioni di Stanlio e Ollio, quando, nel maldestro tentativo di costruire una baracca, rimanevano tra le macerie con un martello in mano.
Nei resoconti della telefonata Monti-Obama o del colloquio Merkel-Hollande, risuonano costanti le parole crescita e occupazione. Bene, ma come si stimola la crescita?
Il "pasticciaccio brutto" della speculazione andata a male di Jp Morgan rilancia il tema della gestione del denaro da parte delle banche d'affari, dove troppo spesso poche mani gestiscono quantità enormi di denaro.
Parafrasando De Gregori, lo spunto è buono per capire come la tragedia greca sia parte integrante dei nostri destini.
Tra qualche decennio si scriverà di questa crisi e molti capitoli saranno dedicati alla politica europea; e non saranno parole al miele.
Emerge con sempre maggior chiarezza la rilevanza sullo scacchiere europeo del premier italiano, prossimo obiettivo: limare l'intransigenza tedesca nei confronti della Grecia.
La dipartita della moneta unica è lungi dall'essere imminente ma l'euroconio "tiene una brutta ciera"
L'iniziale positività derivata dalle annunciate dimissioni di Berlusconi viene subito stoppata dall'incertezza dei tempi. Si scherza col fuoco e qualcuno sembra non averlo capito