L'immagine dei due capi di governo che, alla domanda su cosa avessero chiesto a Berlusconi nel corso dell'incontro trilaterale, si guardano sorridendo tra l'ilarità dei presenti, ha fatto correre un brivido lungo la schiena di chiunque tenga ancora un briciolo di amor patrio. Se poi Sarkozy ci mette il carico celebrando l'impegno spagnolo e ammonendo Grecia ed Italia, allora il brivido raddoppia la sua intensità . Sarkozy se l'è presa per Bini-Smaghi che non molla le sedia? Può essere, ma sarebbe troppo semplicistico chiuderla così.
Solo pochi giorni fa la presidente di Unindustria, Emma Marcegaglia, ammoniva sulla necessità di fare in fretta prima che l'Europa ci dettasse l'agenda politica per la seconda volta dopo quella di agosto. Ebbene, l'impressione è che la previsione della Marcegaglia si sia avverata in quella conferenza stampa.
Trattati alla stregua della Grecia, eccoci qui, il giorno dopo la puntata di casa "Merkozy", a correre ai ripari con improvvise accelerazioni sul tema delle riforme, o meglio sulla riforma delle riforme: quella delle pensioni.
"Se non agiamo in fretta, sarà l'Europa ad imporci di fare, con tempi e con modi sbagliati", riprendendo ancora le parole di Marcegaglia. Concentrarsi ancora sulla parte dei costi, senza aver approntato un piano di sviluppo è il modo sbagliato per affrontare la crisi. Affrontare il nodo pensionistico agendo sull'età e non andando ad incidere anche sui privilegi accumulati nel passato è un modo sbagliato ed ingiusto di affrontare il tema.