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Giovedì 08 Settembre 2011 13:23

Adesso approfittiamo della tregua

Con quel po' di quiete generata dalle cifre più certe immesse all'ultimo nella manovra, lo sguardo ora deve velocemente concentrarsi sugli interventi strutturali.

L'Italia incassa in mattinata il plauso di Europa e Ocse, plauso di rito si dirà, ma sempre qualcosa di utile per limare i livelli di incertezza e rallentare la giostra dei mercati. Il capo economia dell'Ocse si è lanciato, forse con un po' troppo ottimismo, in un vero elogio dei provvedimenti messi in campo, ne riportiamo un piccolo estratto:

Le misure approvate ieri vanno nella giusta direzione. Prima di tutto la decisione di introdurre un vincolo stringente [per il pareggio di bilancio] nella Costituzione, poi la scelta di aumentare l'età pensionabile delle donne, da ultimo la decisione di abolire de facto uno dei livelli di governo locale - le province - che, una volta attuata, permetterà molti risparmi e taglierà di molto la burocrazia.

Parole che, come dicevamo, hanno il merito di limare via dai mercati un po' di incertezza, elemento chiave per spiegare le cadute di lunedì e martedì. A questo si aggiunge la prosecuzione degli acquisti di titoli da parte della BCE, cosa quanto mai gradita che ci consentirà di respirare per un po'. Quanto? Difficile dirlo, dietro l'angolo ci potrebbe essere un downgrade di Moody's e c'è sempre la spina al fianco della Grecia, in ritardo con le riforme e dal destino incerto con il bailout 2 alle porte.

Questo breve periodo di calma non deve essere lasciato trascorrere inutilmente. Come ricordava nei giorni scorsi la Banca d'Italia, l'aggiustamento dei conti ed il rigore sono fondamentali ma non sufficienti, occorrono riforme strutturali per dare al mercato il segnale che il paese è vivo, lotta e vuole rinnovarsi.

Ripetere l'empasse agostano pre-lettera della BCE sarebbe un grave errore, forse fondamentale, per il destino dell'Italia. Occorre subito mettere in piedi una discussione seria sulle riforme che servono al paese: liberalizzazioni, servizi pubblici, snellimento dello stato centrale, ricerca ed istruzione, privatizzazioni.

La necessità di agire subito sul piano dello sviluppo è acuita dalle ultime stime sulla crescita mondiale. Dopo i tagli dell'FMI (che per l'Italia prevede un 2012 a +0.5% di crescita), sono arrivate oggi le stime dell'OCSE.

Da Parigi ci consegnano un quadro in omogeneo raffreddamento. Europa, USA ed emergenti subiscono tutti un taglio sulle stime di crescita, per l'Italia l'istituto parigino parla chiaramente di stagnazione per il secondo semestre, con una leggera contrazione dello 0,1 nel terzo trimestre ed un recupero dello 0,1 nel quarto.

La sfida quindi si fa ancora più complicata ed sarà necessario uno sforzo ancora più marcato per evitare che l'incertezza divori le nostre speranze di "passare la nottata".