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In principio furono le banche con il loro carico di asset tossici. Così iniziò la peggior crisi finanziaria dai tempi della grande depressione e sempre dalla banche sembra passare in queste ore il destino della Grecia e di qualche altro paese periferico.
La Grecia attesa al voto sul piano di austerità rischia il tutto per tutto. Olli Rehn, commissario ue, oggi ha chiaramente detto che, o passa il piano oppure si va al default, non esistono soluzioni alternative. Dopo le parole del vice premier circa la presenza di una componente "riottosa" nella maggioranza, è logico attendersi un pomeriggio di pathos assoluto.
Mentre Atene trema a Parigi si discute su come far entrare i creditori privati, che altri non sono se non le banche, nel piano di salvataggio. Come accennato in mattinata esiste una prima bozza che differirebbe il 70% delle scadenze, tra il 2011 e il 2014, di 30 anni. Una decisione ancora non è stata presa, ma di sicuro c'è che le banche non si accolleranno rischi di bilancio, spostando la tossicità su un veicolo apposito.
Ma le banche europee sono al centro dell'attenzione anche per l'appuntamento stressantissimo con gli stress test voluti dalla BCE. Per ora si sentono soltanto voci, e queste parlano di tranquillità per le 5 banche italiane coinvolte e, notizia di giornata, di almeno 10-15 bocciature sparse per l'UE (su 91 banche coinvolte nel test).
Logico pensare che le banche greche, spagnole portoghesi e tedesche (queste ultime per l'alta esposizione sulla grecia) siano le principali candidate alla bocciatura.
Su questa notizia tra l'altro girano anche ipotesi curiose. Secondo alcuni il numero di bocciature sarebbe molto più alto ma si sarebbe cercato di limitarlo in maniera tale da rendere credibili i test, ma non stravolgenti per i mercati.
Il sistema bancario più chiaccherato degli ultimi giorni è sicuramente quello italiano, pochi giorni fa il monito di Moody's, oggi un editoriale di fuoco sul Financial Times. Il giornale inglese punta il dito contro l'arretratezza strutturale e la forte esposizione sul debito sovrano delle banche italiane. Queste due "magagne" le rendono molto fragili e, vista la forte dipendenza tra banche e settore economico-industriale del paese, rendono fragile il sistema paese. Il FT individua nella sottodimensione della maggior parte delle banche un vulnus pericoloso per la crescita, auspicando una fase di consolidamento.