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La notizia sta più nell'errore materiale che nel misfatto in sè; la corruzione, in Cina, è da sempre considerato uno dei principali problemi, molto sentito, oltre che dalla politica, anche dai cittadini. Il rapporto della Banca Centrale snocciola alcuni dati.
Nel giro di 15 anni dai 12 ai 16 mila pubblici lavoratori (in Cina tante sono le aziende statali o parastatali) hanno portato fuori dal paese qualcosa come 120 miliardi di dollari.
Nelle 67 pagine del "rapporto proibito" si possono leggere sia le destinazioni principali di tali soldi, sia i sistemi utilizzati per farli viaggiare. Il flusso principale va in direzione USA, Canada, Australia e Olanda. I sistemi utlizzati sono diversi: c'è chi si inventa familiari lontano o minori sotto tutela a cui far arrivare provviste di denaro per il loro sostentamento; attraverso visite frequenti nel paradiso fiscale e del gioco d'azzardo di Macao (su questo il rapporto fa anche un nome, un ex segretario provinciale del partito, con ben 48 visite a Macao in due anni).
Il rapporto, che ha vinto l'annuale premio della "China Society for Finance and Banking" e per questo motivo è stato erroneamente pubblicato, sembra aver sortito l'effetto di spingere la Banca Centrale cinese a rafforzare il proprio sistema di controllo sull'evasione e rendere più stringente la collaborazione con le istituzioni internazionali sul tema.
Non ci sono notizie, invece, sulla sorte dei dipendenti fedifraghi, e questo rappresenta l'altro grande problema della seconda economia mondiale.