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La notizia aveva fatto la sua comparsa nella mattina di sabato, tenuta premurosamente sotto traccia ha finito col deflagrare nel corso delle ore. Oggi la conferma che la rimodulazione delle rivalutazioni pensionistiche c'è.
Ma prima di tutto spieghiamo l'oggetto del contendere. La rivalutazione è quel meccanismo che anno per anno adegua la pensione al costo della vita. In termini numerici si applica alla pensione annua una percentuale definita dalle tabelle ISTAT, di modo che la pensione non perda potere di acquisto. Il meccanismo, chiamato anche perequazione automatica,è applicato già da diversi anni con un limite, ossia quello del 5 volte il minimo, questo vuol dire che già da ora la parte di assegno oltre i 2380 euro non viene rivalutata.
Con la manovra Tremonti viene individuato uno scaglione intemendio (tra le 3 volte e le 5 volte il minimo) a cui la rivalutazione si applica solo nella misura del 45%. Al di sotto delle 3 volte il minimo la rivalutazione si applica tutta.
A livello quantitativo si tratta di una riduzione di poche decine di euro, infatti l'applicazione della rivalutazione segue la procedura a scaglioni dell'irpef.
Esempio, una pensione di 1600 euro lordi ed un tasso di rivalutazione del 3%
Sul primo scaglione (fino a 1468 euro) la rivalutazione si applica per intero, quindi 1468 x 3% = 44 euro
Sull'ammontare rimanente ( e fino ai 2380 euro) la rivalutazione si applica per il 45%, quindi (132 x 3%) x 45% = 1,78 (anzichè 3.96 euro)
Per questo esempio la rivalutazione effettiva quindi diventa del 2,8% anzichè del 3%.
La manovra conferma inoltre la volontà di aumentare l'età pensionabile delle donne nel settore privato sino a 65 anni. Gli effetti di tale decisione sono di molto diluiti nel tempo. Nel 2020 infatti scatterà il primo "allungo" di un mese, ci vorranno cioè 60 anni e un mese per prendere la pensione di vecchiaia. Poi si andrà a salire sino ai 65 anni nel 2032.
Dal 2014 però verrà introdotto un nuovo parametro per la definizione dell'età pensionabile, l'aspettativa di vita in base alle tabelle ISTAT. L'allungo, nella prima fase, non potrà però superare i 3 mesi.